Il cuore è un soggetto largamente presente in tutta l’iconografia artistica documentata dall’antichità fino a gran parte del ‘900. Ma come risulta evidente, fino a questo momento, le sue rappresentazioni investono gli ambiti delle simbologie magiche, religiose, sentimentali ed emozionali.
Lo sviluppo del concetto di “body art” dalla fine degli anni sessanta e l’avvento delle nuove tecnologie digitali ha portato anche l’approccio degli artisti all’organo cuore decisamente sul versante medico-scientifico-tecnologico.
La mostra, ideata da Angelo Melpignano e curata dalla storica e critica Francesca Pietracci col contributo di Isabella Falbo e Jonathan Turner, presenta opere di 21 artisti contemporanei di livello internazionale.
Luigi Caiffa ha lavorato sull’incontro tra biotecnologia e artigianato raffinato: “La ricamatrice di cuori” è la rappresentazione delle ricamatrici di Mesagne che fanno alcuni punti particolari nella produzione di protesi cardiovascolari. Segue un altro lavoro originale “Rubrarebours”, di Giorgio Bevignani, una pitto-scultura dove sembrano accantonati tutti gli aspetti simbolici del cuore per rappresentarlo per quello che è: una pompa dentro una sorta di cassa toracica che lo spettatore-voyeur è invitato ad esplorare.
Abbiamo poi 6 opere video che sul battito cardiaco costruiscono messaggi sull’ipocrisia, la violenza e il cinismo ma anche sulla ricerca della bellezza ideale e la passione per la conoscenza: “Heart” di Stefano Cagol, “F91” del cinese Gu Dexin, “Cuore Crudo” di Enrico Frattaroli ed Elizabeth Frolet, “Brainwave synchronization” di Giorgio Lupattelli, “Tolerance-In-Tolerance” di Federica Marangoni e la particolare installazione “Pod monogatari” di Giuseppe Rado (autore brindisino). Una specificità è rappresentata dall’istallazione “Al cuor non si comanda” progettata da Giovanni Ozzola, una sorta di grembo nel quale riascoltare battiti che ci riportano una memoria ancestrale, forse i ritratti-uditivi di fratelli gemelli o gli echi del cuore della nostra madre
La mostra crea inoltre un connubio con la poesia abbinando un testo ad ognuna delle opere (selezione di Alfredo Riponi e Rita R. Florit) e presentando la videopoesia “Varchi del Rosso” opera della stessa Florit e di Enrico Frattaroli.
Per completare abbiamo opere in cui è l’occhio a percepire il palpito: il “Mezzocuore” di lampadine votive di Giovanni Albanese, l’opera “31-12-99” di Matteo Basilè, la light box senza titolo del cuore col piercing di Rocco Dubbini, due particolari immagini del palpito di Tokio della serie “Surface” dell’australiano Paul Ferman, due opere su carta giapponese “Costellazioni intorno ad un sacrificio” della franco-malgascia Elizabeth Frolet, l’ “Autoritratto” di Eugenio Percossi, la “Seconda allegoria” di Mariuccia Pisani, la “Metamorfosi” di Milena Sergi, le “New nesting dolls” di Stella Tasca, i santi medici “Cosma e Damiano” di Cosimo Terlizzi e i due “Senza battiti” di Roberto Vignoli.
Alla sezione espositiva si coniuga una parte scientifica divulgativa coordinata dal prof. Alessandro Distante, che si svolge a Mesagne nell’ex convento dei Cappuccini sede dell’ISBEM (Istituto Scientifico Biomedico Euro-Mediterraneo), dove tra l’altro è esposto il cuore artificiale BEST-BEAT, frutto della ricerca italiana.