"Il silenzio vibra. La vibrazione assume un ritmo. Diventa un intersecàrsi di ritmi.
Questi diventano forme visibili, luminose"
E. Zolla -poesia archetipale
SIDERALIA (di R.R.Florit per SHAPES di G.Bevignani)
E' il pungolo del sempiterno azzurro
che dirompe, cielo disperso a sovrastare
rocce ossute.
Franti rivissuti istanti in foglie tremule,
moti oscillanti. All'orizzonte percorribili
silenzi. Scie di comete in polvere,
e germinammo...
La vita ci raccolse interi, non lacerati
in estasi scagliate. Poi vennero i sapori,
singoli suoni, battiti impalpabili.
Il bianco infingimento, demone mercuriale
di risa e astuzie ed oltraggiosi eccessi.
Deità verde amorosa chescioglimembra
eancoramitormenti! Copula giallablu,
dissipa tu... staffile che volteggi e mi ti fondi
in carne.
Il grigio pathos, l'ira scarlatta lux invicta,
di polpa e spremitura si cifrò la porpora,
fulvo il coraggio ci marchiò col sangue.
Ed abitammo il buio, porosità assetata
di potenza, ventre incavato, silenzio
risonante. Contrazione d'indaco ci espulse.
Sopore ci sorprese, dorato senso della meraviglia.
Sospesi procediamo in equilibrio. Càlamitati
reperti stellari dolci dondolano, respirano.
agosto-settembre 2006
Varchi del rosso (di R.R. Florit)
Nel maggio arioso avrei pensato
un cielo allontanato dal biancore
surfactante, in interiore celeste tessuto,
in cerca di una quieta via di bruchi,
di insett’assalto ai pollini dorati,
d’onnipresente cinguettar dell’aria
in disperati morsi al cuore delle attese.
Nel centro avviluppante della luce
è il senso vellutato delle rose muscose e
variamente inclini a spudorata offerta
ai varchi più funamboli del rosso;
fiammanti più che roghi circoscritti,
esili nel levarsi fil di fumo
d’antichi cori funebri e cinerei…
Altro senso, alto, affinato, pago di curvature,
in folto percorribile carminio, rorido,
mai sazio di lucore in lembi e stami,
in sghembe arricciature a risaltare
nell’umido lunare delle notti.
Avrei deciso che sommesse crespe volute
districarsi potessero dai nidi del colore
più accanito, guizzare di sinaptiche scintille
a scatenar vitalità ebbre e stillanti,
dai vinti artigliassilli liberate.
Che acuminate dalie m’attirassero nei vuoti
vortici di ben setosi aculei, quasi metalliche
scarlatte lame non supposi; che gonfie
ortensie roteassero in stelle piluccanti oltre
i giardini, estese in solitudini boschive
non sapevo; né che cerulei sentori oltremare
travalicando i muri ad occidente stabilissero
di lì abitare, e in rosso trasmutarsi.
Dalle serali inclinazioni frangenti
sillabai con cautela i riflessi…
Appresi che il segreto delle porpore
è il rintanarsi in pozze di clamori,
in mormoranti buche e avvallamenti,
sonorità minori e accattivanti.
Strariparono infine i miei passati
intendimenti ché i varchi sanguigni
dalle tue proprie vene emanano.
Precipitarono nei baratri cromati del
giallume, negli steli in fiato corto
di calure, negli infinitesimi brillii d’ali
vetrose, multicolori iridescenze inferte.
Preludio di amnistie autunnali
mi rifugiai in scrigni vermigli melograni.
La mia dimora estiva s’instellò cerata,
poi carta velina gonna papavera,
mattiniero squillo di tromba in sordina,
quasi asfissia d’arancio furente.
Nel latte e sangue dei gigli marini rinvenni,
in candore di garze riposati occhi straziati,
polsi e caviglie sprigionati, dagli scoscesi dirupi
immersavvolta in sonno tiepido m’arresi.
Allertate rose settembrine attesero, minacciose
d’insinuar varchi del rosa… addirittura…
LEZIONI INEVITABILI (di R.R. Florit)
Rossa di polvere la terra \ tesa in velluto crepuscolare \ trasmuta l’ocra in ombre \ i suoi calcarei insediamenti \ m’impartiscono lezioni inevitabili
*
Maestosi tronchi secolari \ di nodose rugosità \ ancorando radici in circoscritti \ silenzi decantano
*
Ritorte braccia d’ulivo \ avvoltestese \ così gravate dalla fatica \ dell’essere sostegno
*
Vomita pietre la terra \ spaccano l’aratro \ nascita di muri a secco \ rete d’ossa lucenti che \ racchiude il paesaggio \ Crani bambini a guardia \ delle notti
*
La casa del vento è nel bianco \ sortilegio di calce \ sfogliata nello \ scrostarsi \ degli strati nell’erosione \ delle polveri crespe \ friabili del cuore
*
Avvampano le foglie nel \ mattino riversano un abbaglio\ d’alluminio \ bifronti e consistenti \ mi persuadono della duplice \ salvifica natura
*
Frondedita nell’aria \ infilate \ ad arpionarla \ ad afferrarla e \ strapparla \ urlo del mezzogiornoassalto \ Regna Pan
*
E i frutti verdeamari pendono \ nel sogno del dicembre \ che verrà \ lievitati ellittici \ tacciono il compimento \ fremono alla Caduta
*
Rossa di polvere la terra \ in umido tappeto annerirà \ si farà grembo per accoglierli \ ma non per noi precipitati \ da più impervie altezze.