Il sognatore è al suo tavolino; è nella mansarda; accende la sua lampada. Accende una candela. Accende la sua bugia. Allora mi ricordo, allora mi ritrovo: anch'io, come lui, veglio. Studio come lui studia. Il mondo è per me, come per lui, il libro difficile rischiarato dalla fiamma di una candela. Perché la candela, compagna della solitudine, è soprattutto la compagna del lavoro solitario. La candela non rischiara una cella vuota, rischiara un libro. Solo, di notte, con un libro rischiarato da una candela - libro e candela, doppia isola di luce, contro le tenebre doppie dello spirito e della notte. Io studio! Non sono altro che il soggetto del verbo studiare. Pensare, non oso. Prima di pensare, si deve studiare. Solo i filosofi pensano prima di studiare. Ma la candela si spegnerà prima che il libro difficile venga capito. Non bisogna perder nulla del tempo di luce della candela, delle grandi ore della vita studiosa. Se alzo gli occhi dal libro per guardare la candela, io non studio, io sogno. Allora le ore fluttuano nella veglia solitaria. Le ore fluttuano tra la responsabilità di un sapere e la libertà delle rêverie. (G.Bachelard)

      eccomi
  lì
         nella libertà della r
ê
verie
     "io   non   so"
 sono un sognatore
       dal tempo di cui ho ricordo
   ho sempre alzato gli occhi dai libri
e       fluttuato

 

Angelo mi è il Leone temperato:
"non è che bocca" quella che traduce
il cuore in voce, del senso fa mostra.
                           massimo sannelli  -  29/03/08

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